IL RESTAURO DEL CROCIFISSO LIGNEO DI S. MARIA DELL’ANIMA
E LA RISCOPERTA DELLA POLICROMIA ORIGINALE

L'OPERA

Il Crocifisso ligneo nella Chiesa di Santa Maria dell’Anima a Roma venne realizzato da Giovanni Battista Montano nel 1584. L’intervento di restauro è stato effettuato in loco evitando la rimozione dell’opera dalla sua sede , per non alterare il delicato equilibrio del sistema di ancoraggio al muro retrostante.

LE PROBLEMATICHE DEL RESTAURO

La scultura presentava uno stato conservativo vistosamente compromesso, evidenziato da un anomalo sollevamento “a bolle” della pellicola pittorica. Il danno, determinato probabilmente dalla prossimità con una fonte di calore anomala, aveva comportato la formazione di bolle concentrate lungo l’asse verticale, alcune delle quali, per la progressiva perdita di adesione degli strati della preparazione sottostante, erano implose, assumendo l’aspetto dei micro crateri. Proprio l’osservazione microscopica dei margini di queste piccole cavità, confortata successivamente dalle indagini stratigrafiche, aveva mostrato l’inconfutabile presenza di una policromia originale posta al disotto della consistente patina bituminosa che conferiva alla scultura lignea l’aspetto di un’opera in bronzo. Questa patina di difficile datazione è probabilmente legata  ad un cambiamento del  gusto ed è dal punto di vista stratigrafico contemporanea all’ultima doratura del perizoma.

IL LASER

Le tecniche tradizionali di pulitura erano risultate poco selettive e i sollevamenti ,ammorbidendosi a contatto con i solventi, rischiavano di frantumarsi. La pulitura laser ha consentito di rimuovere le sovrammissioni, nel rispetto dell’integrità della superficie originale, senza esercitare azioni meccaniche ed attriti dannosi data la precarietà dello stato conservativo ed ha permesso di ottenere un livello di pulitura uniforme anche nelle zone più impervie e delicate. Il dispositivo utilizzato ha una lunghezza dell’impulso di 100 ns che è risultata fondamentale per ottimizzare il risultato. Un impulso più lungo avrebbe comportato rischi termici per l’originario pigmento, impulsi troppo brevi (QS) avrebbero compromesso la fragilità dello pellicola pittorica.

Committenza: Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della città di Roma

Restauratrici: Daniela Storti, Valeria Merlini, Mariarosaria Di Napoli