SOLUZIONI TECNOLOGICHE
PER IL RESTAURO

Nel campo della conservazione dei Beni culturali sta crescendo la richiesta di tecniche di pulitura sempre più accurate, caratterizzate da elevata selettività e minimo impatto

CASI DI STUDIO

STATUA IN MARMO BIANCO DEL XVII SECOLO

Statua in marmo bianco ordinario del secolo XVII raffigurante S.Antonio da Padova. Ente conservatore e responsabile del restauro:  Accademia delle Belle Arti di Carrara RESTAURATORE:  Elisa De Santi

Ente conservatore e responsabile del restauro:  Accademia delle Belle Arti di Carrara

RESTAURATORE:  Elisa De Santi

STORIA:

l’opera si presenta ricoperta da una patina biologica che attraverso l’interazione con i depositi di polveri sottili ha portato alla formazione di spesse incrostazioni sulle quali si è ridepositato un nuovo strato di polveri. La patina biologica, formata da licheni muschi e muffe, ha disgregato, corroso e alveolizzato fortemente il materiale, specialmente nelle parti maggiormente esposte; inoltre, nel basamento, le incrostazioni licheniche erano così profonde da infiltrarsi all’interno della pietra stessa. 

METODO DI PULITURA LASER:

dopo un primo lavaggio con 30 gr di carbonato d’ammonio diluiti in un litro d’acqua, utilizzando spazzole di media e piccola grandezza, si è proceduto alla pulitura con la microidrosabbiatrice utilizzando come abrasivo ossido di alluminio. La pulitura è stata effettuata sulla parte sinistra dell’opera e successivamente, visti i buoni risultati ottenuti, si è estesa a tutta la superficie. Sulla crosta nera (in prossimità del fianco sinistro) è stato realizzato un campione di pulitura a laser (laser “Palladio” Nd:YAG, QUANTA SYSTEM s.p.a. con braccetto articolato); modo di emissione a Q-SWITCHING, lunghezza d’onda di 1064 nm con una energia di impulso di 190 mj e con una ripetizione degli impulsi di 10 hz. Dalla valutazione del risultato ottenuto si è visto che la pulitura si poteva estendere all’intera crosta nera. La superficie da trattare è stata inumidita con acqua deionizzata in modo tale da creare otticamente una superficie più scura, consentendo così un aspetto ablativo maggiore e mirato. Il laser è stato utilizzato sulla superficie con una energia di impulso di 190 mj con una ripetizione di 10 hz come da campione. Nella parte posteriore, dopo la pulitura con la microidrosabbiatrice, erano ancora presenti delle incrostazioni, per cui si è utilizzata una fresa per permetterne l’eliminazione. Per colmare le lacune, rilevabili soprattutto nel viso e le fessure è stato realizzato un impasto composto da:

 - una parte di calce idrata;

- una parte di polvere di marmo;

- una parte di ACRIL 33 diluito in acqua al 20%.

 Dopo l’essiccazione del composto, la superficie delle stuccature è stata resa ruvida in modo da essere più congrua alle parti originali degradate. Successivamente, nelle integrazioni sono state eseguite velature ad acquerello con l’aggiunta dell’ACRIL 33 per permetterne il fissaggio. Il viso non è stato ricostruito a testimonianza del vandalismo. La finitura è consistita nell’applicazione di cera microcristallina diluita in white spirit al 10 %, stesa con un pennello a setole morbide. Dopo quarantotto ore si è completato il trattamento soffregando la superficie con una spazzola a setole di nylon morbida. Non è stato ritento opportuno applicare un consolidante in quanto l’opera verrà esposta all’interno della Chiesa; questo per evidenti motivi di conservazione.

 

SISTEMI ADOTTATI