SOLUZIONI TECNOLOGICHE
PER IL RESTAURO

Nel campo della conservazione dei Beni culturali sta crescendo la richiesta di tecniche di pulitura sempre più accurate, caratterizzate da elevata selettività e minimo impatto

CASI DI STUDIO

ARGENTI BASILICA MARIA SS.DELLE GRAZIE

SUPPELLETTILI ECCLESIASTICHE IN ARGENTO PROVENIENTI DALLA BASILICA MARIA  SS. DELLE GRAZIE – S. GIOVANNI VALDARNO (FI)

Ente conservatore e responsabile del restauro: Opificio delle Pietre Dure - Firenze

RESTAURATORE:  Paolo Belluzzo

Tratto da “Pulitura laser di manufatti in argento” P.Belluzzo, S.Siano, G. Pieri, G. Lanterna, C. Innocenti, in Kermes, La rivista del restauro,  fascicolo speciale, 2008, Pulitura laser di bronzi dorati e argenti.

Storia: Le suppellettili provengono dalla Basilica Maria SS. Delle Grazie in San Giovanni Valdarno (AR) e appartengono ad un produzione già semi-industriale del XVIII-XIX secolo.

 

 

METODO DI PULITURA LASER:

Inizialmente sono state effettuate analisi diagnostiche rivolte all’identificazione della lega metallica e alla caratterizzazione dei prodotti di degrado tramite fluorescenza ai raggi X (XRF) e spettrofotometria X in dispersione di energia (EDS) collegata al microscopio elettronico a scansione (SEM). Tutti gli oggetti più antichi sono risultati composti di una lega argento-rame con argento superiore al 90% mentre negli oggetti tardo-ottocenteschi si è rivelata una maggiore quantità di rame.

Lo strumento di pulitura utilizzato è un laser Long Q switched (EOS 1000 LQS) con durata dell’impulso pari a 120n, energia 130mJ e fluenza impiegata tra 0.5-1 J/cm2 per evitare i fenomeni di fusione che avvengono a fluenze più alte. Da varie prove è emerso che conviene assistere l’irraggiamento con una moderata bagnatura (a pennello o nebulizzatore) per non incorrere in effetti di ossidoriduzione e rideposizione che compromettono seriamente la bontà del risultato finale.

La pulitura laser è risultata estremamente efficiente in termini di tempo, in quanto pochi impulsi rimuovono efficacemente le incrostazioni superficiali. Il processo ablativo, inoltre, è auto-terminante: l’efficienza di rimozione si arresta in corrispondenza della superficie metallica che è molto riflettente. In molti casi, però, la superficie trattata mostrava una tonalità giallastra subito dopo l’irraggiamento dovuta a dinamiche ossidative e di rideposizione.

Il fenomeno risultava nettamente minimizzato quando l’irraggiamento era assistito da un getto di Argon. In ogni caso va sottolineato che questo ingiallimento è eliminabile totalmente usando il solo passaggio di un dito, o di una pennello o di un tampone intriso d’acqua o altro solvente. La metodologia operativa più efficace ha previsto il trattamento laser di aree piccole seguito dall’immediata “finitura meccanica” per rimuovere la tonalità giallastra.

SISTEMI ADOTTATI